ahh… i god machine… che ricordi! non devo neppure trovere una ragione. 1993. campeggio in calabria. loro contemporaneamente suonavano a roma. tre punti diversi all’interno e all’esterno di qualcosa e del nulla allo stesso tempo. così ingenua. davvero così stupida. ho sognato una persona che non conosco. probabilmente vorrei che mi leggesse, che leggesse me. mi dicono che sa leggere. so che lei sa di me. sicuramente molto più di quanto io sappia di lei. quando verrà a torino? già, sono chiusa in un punto che non significa nulla. le pulci sono ancora qui nonostante il freddo. e nessuno parla. e nessuno ride. e pensano che ci sia un tempo per mangiare. e uno per dormire. hanno rinunciato da tempo a mangiare con me. il rumore delle posate contro i piatti è la terribile colonna sonora della mia infanzia. alternato alle voci di bruno vespa e angela buttiglione in antiche edizioni di un ancora tristissimo tg1. come diceva sempre sid vicious:

DO YOU KNOW WHAT I MEAN?

ahh…

avevo lasciato perdere tutto. e ora sono di nuovo qui. forse. è un ritorno indietro? all’inizio del non-inizio? non lo so, però questa è la sensazione. e non è una bella sensazione. anche se è bello aver ritrovato stereonotte… ho quasi dimenticato come si pronunciano le parole…

ho visto qualcosa di bello. ho sentito la bellezza sulla mia pelle. dentro. ho retto lo sguardo che voleva vedere la mia anima. ho visto lo specchio della pupilla. uno specchio che forse deformava, ma che mi rifletteva bellissima. ho parlato, ho saputo, ho dormito tranquilla sapendo di non essere sola, stando bene. e quando mi ha svegliata era ancora tutto lì.

sono stata fuori per qualche tempo. ho visto qualcosa, ho visto qualcuno. forse similitudini. ma con un altro atteggiamento rispetto al mio. sicuramente migliore. ma sento che c’è qualcosa di stonato, qualcosa che non va, qualcosa che non riesco a decifrare nel fuori-fuoco. so che ogni cosa non è indispensabile. potrei fare a meno di qualunque cosa senza tagliarmi le vene. è una cosa che ho imparato. forse è un problema mio. forse sono soltanto io. alla fine sono io che torno da sola a casa. in questa casa. almeno qui ho il tempo.

è una giornata di merda. non ho voglia di nulla. apatia.

scommetto che non funziona… sì, c’è qualcosa che non funziona… capelli tagliati. per un attimo sono entusiasta. poi di nuovo sto male. c’è qualcosa che non va. un qualcosa che mi accompagna costantemente. vaffanculo! come al solito non ho neppure voglia di vestirmi…

fumo tanto. forse troppo. per me la sigaretta equivale a prendere un attimo di respiro. qualcosa di totalmente mio. qualcosa che mi permette di temporeggiare, di rimandare l’angoscia. e allora sto lì, con la sigaretta in mano, nei polmoni e nella mente e lo sguardo nel vuoto. vedo ogni cosa. fuori e dentro me. vedo una calma cercata e ossessivamente voluta. una calma di qualche minuto per non pensare. vorrei riuscire a non pensare, almeno per un attimo. sono vicina, troppo vicina all’esplosione o all’implosione. in ogni caso troppo vicina a qualcosa di insano per il mio instabile equilibrio.
in questo monento sono piena di rabbia. in "questi miei momenti" cerco qualcuno con cui litigare. basterebbe poco: una parola per vomitare sulla faccia altrui tutto ciò che ho dentro. non vedo l’ora. spero che mi si dica qualcosa, una qualunque cosa. ho bisogno di vomitare.

latenti shock addizionali
per scappare via dalla paranoia
come dopo un viaggio con la mescalina
che finisce male nel ritorno

già, alcune cose di battiato sono straordinarie… e poi "e ti vengo a cercare" mi ricorda qualcuno anche se ormai già molto tempo fa avrei dovuto "cambiare l’oggetto dei miei desideri". forse l’ho fatto, ma il fatto che dica "forse" e il fatto che non riesca ad ascoltare questa canzone senza pensare ad un viaggio fatto sulle colline di notte e alla pesona che era con me, non preannuncia nulla di buono… e comunque io non mi sono mai accontentata di "piccole gioie quotidiane" (anzi ho sempre disprezzato quelli che me ne parlavano) né ho mai rinunciato a me stessa né ho mai voluto emanciparmi dalle passioni. mi piaceva la sua mente, mi piaceva la sua saliva, il fatto che la sua storia fosse scritta sul suo corpo e sul suo sorriso. non ho mai amato la noiosa e già vista ‘perfezione’: la bellezza è l’assoluta e perfetta imperfezione, l’assoluta mancanza di un qualsivoglia ordine. è la sporcizia, il pugno nello stomaco. è il disturbo. sociale e visivo. sono una contraddizione vivente. però sono viva. non è divertente?

c’è un odore nauseabondo. è il marcio, il putrido. il suo non-esserci significherebbe il mio essere "sana". è una questione di pulizia. è una questione di sanità mentale. urlo. intorno e dentro me l’abisso. una volta qualcuno mi ha detto che l’eroina crea tanti omini dentro le vene. mi ha fatto vedere un disegno delle sue vene. in quel momento mi ha permesso di entrare. ma solo per un attimo.
sono qui. ascolto la mia musica. urla. vomita. ballo fino al crollo. guardo vecchi video. erano i tempi della vecchia videomusic e soprattutto di "planet rock". la versione dell’estate del ’92, quella da torino, mi ha fatto capire che non ero l’unica. ci fosse adesso, scriverei anch’io la mia "scaletta ragionata". ma allora ero troppo stupida. ma un giorno o l’altro la scriverò. è una cosa che voglio e devo fare. per me stessa. per quella trasmissione, per quelli che non si sono venduti e per quelli che invece lo hanno fatto ma che io amo comunque. e in più avrò la consapevolezza dell’oggi. in fondo tutto è vera finzione. tutto è finta realtà.

fedele alla linea – la linea non c’è

i’m not dancing, i’m just fighting

dove sono finita? c’è qualcosa che non va… allora l’unica cosa che faccio è accendere un’altra sigaretta. eppure non è sempre stato così… sono stata io a costruire la gabbia attorno a me. e ora non riesco più ad uscirne. ci ho provato e ci provo, ma la mia mente esplode. mi viene in mente la vecchia canzone di siouxsie:

there’s a pain in my head… i wish it could stop, but it never stops… i wish i could help myself…

c’è qualcuno là fuori? mi sembra di tornare indietro nel tempo. tanti, troppi odori. e io VOGLIO. voglio tutto.

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