fumo tanto. forse troppo. per me la sigaretta equivale a prendere un attimo di respiro. qualcosa di totalmente mio. qualcosa che mi permette di temporeggiare, di rimandare l’angoscia. e allora sto lì, con la sigaretta in mano, nei polmoni e nella mente e lo sguardo nel vuoto. vedo ogni cosa. fuori e dentro me. vedo una calma cercata e ossessivamente voluta. una calma di qualche minuto per non pensare. vorrei riuscire a non pensare, almeno per un attimo. sono vicina, troppo vicina all’esplosione o all’implosione. in ogni caso troppo vicina a qualcosa di insano per il mio instabile equilibrio.
in questo monento sono piena di rabbia. in "questi miei momenti" cerco qualcuno con cui litigare. basterebbe poco: una parola per vomitare sulla faccia altrui tutto ciò che ho dentro. non vedo l’ora. spero che mi si dica qualcosa, una qualunque cosa. ho bisogno di vomitare.
latenti shock addizionali
per scappare via dalla paranoia
come dopo un viaggio con la mescalina
che finisce male nel ritorno…
già, alcune cose di battiato sono straordinarie… e poi "e ti vengo a cercare" mi ricorda qualcuno anche se ormai già molto tempo fa avrei dovuto "cambiare l’oggetto dei miei desideri". forse l’ho fatto, ma il fatto che dica "forse" e il fatto che non riesca ad ascoltare questa canzone senza pensare ad un viaggio fatto sulle colline di notte e alla pesona che era con me, non preannuncia nulla di buono… e comunque io non mi sono mai accontentata di "piccole gioie quotidiane" (anzi ho sempre disprezzato quelli che me ne parlavano) né ho mai rinunciato a me stessa né ho mai voluto emanciparmi dalle passioni. mi piaceva la sua mente, mi piaceva la sua saliva, il fatto che la sua storia fosse scritta sul suo corpo e sul suo sorriso. non ho mai amato la noiosa e già vista ‘perfezione’: la bellezza è l’assoluta e perfetta imperfezione, l’assoluta mancanza di un qualsivoglia ordine. è la sporcizia, il pugno nello stomaco. è il disturbo. sociale e visivo. sono una contraddizione vivente. però sono viva. non è divertente?